Dissociazione strutturale

La TDSP (Teoria della Dissociazione Strutturale della Personalità) propone che i pazienti con disturbi legati a traumi complessi siano caratterizzati da una divisione della loro personalità in parti tra loro differenti e mal comunicanti.

Questo non include soltanto le evenienze che si verificano nel DDI (disturbo dissociativo di identità – una volta chiamato disturbo di personalità multipla), ma comprende uno spazio concettuale in cui la definizione di “parte” si estende per l’appunto dal DDI sino ai confini di ciò che è semplicemente la profonda diversità tra le varie manifestazioni della personalità di un qualsiasi individuo in preda a differenti stati d’animo.

Tra questi due estremi si pone il vasto territorio di studio della TDSP, un’area all’interno della quale la normalità, prima in maniera sfumata, poi molto concreta, si conclama nella patologia.

La TDSP descrive che, nel momento di un evento traumatizzante in cui le difese dell’individuo raggiungono il punto di rottura, si formi nel soggetto una parte di lui non bene connessa (o totalmente disconnessa) dal resto della sua personalità.
Questa parte, che viene chiamata EP (parte emotiva), si differenzia dal resto della sua personalità (chiamata PAN – Parte Apparentemente Normale) perché, al contrario di essa, le reti neurali che la compongono possiedono caratteristiche di funzionamento tipiche delle parti rettiliane e protomammifere del nostro cervello (tronco encefalico e sistema limbico), piuttosto che di quelle dell’Homo Sapiens (corteccia frontale).

Per la TDSP, le EP sono parti deputate a conservare (a volte in esclusiva) un dato ricordo traumatico e, come tali, hanno un (rudimentale) proprio punto di vista. Sono parti che portano (sempre in esclusiva) l’intera, intensissima componente emotiva dell’evento traumatico e, non disponendo degli strumenti e delle risorse che offre la corteccia frontale, in questo loro esperire la tempesta delle emozioni disturbanti, sono inconsapevoli del passare del tempo. Metaforicamente, si dice che le EP sono “congelate” al tempo del trauma. Congelate, cioè, nella devastante forza emotiva dell’evento, così come anche nelle reazioni di difesa (attacco/fuga/paralisi) e nel grido di attaccamento. Non a caso fin dai tempi di Freud si parla di coazione a ripetere.

La TDSP prevede l’esistenza di una dissociazione strutturale:

primaria, quando esiste una PAN (parte apparentemente normale della personalità) e una EP (parte emotiva).
secondaria, quando esiste una PAN e più di una EP.
terziaria, quando esistono più di una PAN e molte EP.

In seguito al formarsi di una o più parti che veicolano le emozioni disturbanti, si verifica una condizione tale per cui all’interno dell’individuo nascono meccanismi di evitamento che portano all’instaurarsi di vere e proprie fobie.
Prima di tutto fobia per gli stati mentali (fobia delle emozioni), poi per le parti deputate a trattenere il ricordo traumatico (fobia “per le” e “tra le” parti – PAN ed EP), e infine fobia per i ricordi traumatici di per sé.

Solo dopo avere risolto queste fobie diventa possibile lavorare sui ricordi traumatici elaborandoli e infine integrandoli in una nuova funzionalità adattiva, scopo di qualsiasi psicoterapia per il trauma complesso.

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